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Il testo che segue ( in nero ) pubblicato presso http://etleboro.blogspot.com/2008/03/la-truffa-del-fotovoltaico.html

di fatto critica l'attuale situazione collegata al boom italiano fotovoltaico, il testo in rosso sono le mie considerazioni ( di Fabio Del Toro )


La truffa del fotovoltaico


La psicosi del risparmio energetico ha scatenato la disperata ricerca della fonte energetica alternativa che consente di liberare i cittadini da questa schiavitù. Tra gli investimenti maggiormente pubblicizzati da una rete di imprese, associazioni e banche figura come primario quello dell'impianto fotovoltaico, godendo da circa due anni di un sistema di incentivazione particolare: il conto energia.



Il caro petrolio ha lanciato la psicosi del risparmio energetico e ha scatenato la disperata ricerca della fonte energetica alternativa per uscire dal circolo vizioso dei rincari insostenibili. Cominciano così ad accreditarsi sempre più le fonti di energia alternative, sostenute da una politica promossa dall'Unione Europea e dagli stessi governi di incentivi per abbattere le emissioni di CO2 nell'atmosfera, come sancito dal Trattato di Kyoto. Tra gli investimenti maggiormente pubblicizzati da una rete di imprese, associazioni e banche figura come primario quello dell'impianto fotovoltaico, godendo da circa due anni di un sistema di incentivazione particolare.

In particolare, il Decreto Ministeriale del 19 febbraio 2007, ha previsto una procedura amministrativa in virtù della quale viene concesso una forma di finanziamento mediante il pagamento ad una tariffa fissa l'energia prodotta mediante il proprio impianto fotovoltaico. In tal modo, il Ministero dell'Ambiente decide di trasferire al proprietario dell'impianto, nonché assegnatario del progetto di finanziamento, una cifra annuale commisurata alla capacità energetica dell'impianto, remunerando l'elettricità prodotta dall'impianto per un certo numero di anni. Stiamo parlando del progetto "conto energia" che va a ripagare con un piano di ammortamento l'acquisto degli impianti già acquistati, funzionanti e connessi alla rete elettrica di distribuzione della casa, predisponendo degli appositi contatori che indicano non solo l'energia consumata ma anche quella prodotta. Ovviamente viene prevista anche la possibilità di poter vendere alla rete nazionale energetica il surplus prodotto, acquistando un credito nei confronti dell'Enel. La norma in sé sembra conveniente e allettante, considerando che riconoscerebbe ad una famiglia media di 4 componenti, che costruisce un impianto di 4 Kw, un finanziamento di 2500€ all'anno, a cui occorre aggiungere il risparmio energetico derivante dal mancato pagamento di bollette energetiche e gas.




Di fatto, per applicare tale norma è stato costruito un contorto sistema che vede imprese, banche e assicurazioni coinvolte in una rete viziosa allo scopo di trarre ovviamente un guadagno dall'incentivazione statale

che deriva dal CIP6 http://it.wikipedia.org/wiki/CIP6

.....I costi di tale incentivo vengono finanziati mediante un sovrapprezzo del 6% del costo dell'energia elettrica, che viene addebitato direttamente ai consumatori finali nel conteggio di tutte le bollette..... il fatto che l'intera società si sia data un'obbiettivo del genere mi pare lodevole anche se fino ad ora questi fondi sono stati dirottati nelle tasche sbagliate ( vedi la WIKI ) e riportarli al loro giusto scopo sarebbe la cosa da farsi !


ad acquistare impianti fotovoltaici. I soggetti promotori del progetto sono il più delle volte società, spesso con una struttura multilevel, che si fanno carico delle pratiche di progettazione ingegneristica e civile dell'impianto, nonché del montaggio e del collegamento dello stesso alla rete di distribuzione interna e nazionale. Costruiscono a tal fine una rete di agenti che - come i nostalgici rappresentanti degli elettrodomestici e casalinghi - propongono al cliente la costruzione di un impianto fotovoltaico a costo pari a zero, grazie alla possibilità di usufruire degli incentivi statali. In realtà, in una seconda fase del colloquio, l'agente spiega che al momento dell'acquisto dell'impianto, viene sottoscritto un "mutuo chirografario" di 20 anni, ad un tasso del 5-6%, grazie al quale la Banca anticipa l'intera somma del costo dell'impianto e poi si rifà sulle somme trasferite dal Ministero.


Il punto critico viene allo scoperto proprio esaminando questo piccolo particolare, in quanto l'acquisto dell'impianto implica direttamente la sottoscrizione del mutuo, ma non necessariamente l'attribuzione degli incentivi statali, la cui concessione si ha solo dopo che l'impianto diventa funzionante e deve comunque scontare la valutazione delle condizioni esistenti. Nel momento in cui, dunque, acquistate l'impianto verrà subito acceso il mutuo, che non sarà collegato alla pratica inoltrata presso il Ministero: i due contratti vengono ad esistere in momenti diversi, e le vicende dell'uno non posso influire l'esito dell'altro. In altre parole, qualora lo Stato non conceda il finanziamento o interrompa il trasferimento perché "le quote energetiche" sono state tutte aggiudicate, il muto non cesserà di esistere e incomberà sul soggetto che lo ha sottoscritto, unico e solo debitore "chirografario", ossia responsabile personalmente e con i suoi beni.


Il meccanismo italiano di incentivazione descritto riprende dall'esempio già percorso da altri paesi come Germania, Spagna, Grecia Giappone e California.

Nel momento in cui questi stati si sono dati questo obiettivo hanno individuato nell'incentivazione l'unico meccanismo funzionante per raggiungere lo scopo prefissato.

In Italia per esempio erano stati fatti degli esperimenti in passato in cui lo Stato finanziava direttamente la costruzione di impianti.

Quel tipo di sovvenzione ( un forte contributo iniziale sul costo da sostenere per la realizzazione ) eveva portato soltanto a impianti fallimentari che usavano materiali scadenti, società che fallivano dopo poco e privati che si facevano fare l'impianto elettrico di casa e si facevano sovrafatturare uno schifo di fotovoltaico.

Quel tipo di incentivo non eveva dato risultati validi visto che lo scopo non era di fatto la produzione ma soltanto la finta installazione.

Sul modello tedesco invece si responsabilizza il proprietario dell'impianto a realizzare al meglio le cose, a tenerlo correttamente in funzione, pulito ed efficiente dato che gli incentivi sono dati sulla produzione e non sulla costruzione dell'oggetto e questo ha stimolato la realizzazzione di impianti sempre più efficenti e produttivi in concorrenza fra di loro.



Nel meccanismo è stata prevista anche una forma di copertura "assicurativa" in caso di furto o di guasto dell'impianto che potrebbero portare all'interruzione dei trasferimenti dello Stato: in questo caso occorre aggiungere l'ulteriore costo della componente assicurativa. Stesso discorso vale per la manutenzione e per la garanzia dell'impianto, in quanto l'impresa dà una copertura di oltre 20 anni per alcune componenti, mentre per altre la garanzia non può essere superiore a 10 anni considerando che alcuni componenti - come l'inverter che consente di convertire l'energia continua in energia alternata come necessita al sistema elettrico. Allo stesso modo, la garanzia non è collegata al mutuo, in quanto qualora il guasto non rientri nelle clausole previste né dall'assicurazione né dalla garanzia, il debito della banca resta lì, e deve essere pagato in ogni caso.


Che alcuni componenti siano sottoposti ad usura e a guasti è cosa normale ed accettabile, se ci fossero gli incentivi sulla produzione di mele il contadino sarebbe indotto a curare i sui alberi e a sostituirli quando muoiono.

Che l'inverter abbia una vita di media di circa dieci anni è cosa risaputa.....pagando di più si possono comunque comperare inverter garantiti più a lungo....

La assicurazione è un costo che copre un rischio come in tanti altri casi, se uno non vuole fare il mutuo ma si compera l'impianto in contanti e affronta il rischio di furto oppure atti vandalici, massimizza il profitto ( non paga interessi alla banca e non spende per l'assicurazione ) e se tutto gli va bene guadagna il triplo che se avesse investito in BOT o simili


Infine, stiamo parlando di impianti che costituiscono una tecnologia "vecchia", risalente agli sessanta, e che in quanto tale dovrebbe essere venduta ad un prezzo di mercato ragionevole, oltre ad aver coltivato esperienza e conoscenza tale da poter far fronte ad ogni inconveniente.


La tecnologia fotovoltaica è consolidata e lo Stato garantisce gli incentivi soltanto su tecnologie SUPERCOLLAUDATE, il continuo fiorire di annunci di nuovi prodotti che garantirebbero risultati strabilianti purtroppo e giustamente non vengono presi in seria considerazione.

Dovendo fare un patto per 20 anni si deve partire su basi certe e modelli di pannelli più che collaudati. Se diversamente si lasciasse totale libertà di scelta nei materiali allora si aprirebbe davvero il campo ad ogni tipo di ciarlatano che proporrebbe la sua miracolosa nuova tecnologia che magari si scoprirebbe dopo un paio d'anni totalmente fallace......sarebbe forse meglio questo?


Nella realtà gli impianti fotovoltatici vengono venduti a prezzi molto elevati, per circa 7 mila euro ogni Kw di potenza, senza tuttavia garantire che la potenza dell'impianto rimanga nel tempo immutata e non sia sottoposta a degrado, e molto spesso le società comprano dei materiali scadenti per rivenderli ad alte tariffe, con costi che vanno alle stelle se si considera che dovranno alimentare la multilvel, le Banche e le assicurazioni. È chiaro che, dietro al fotovoltaico - entrato nell'immaginario collettivo come una fonte di energia alternativa ed ecologica - hanno costruito un sistema intenzionalmente contorto e complesso per fare, ancora una volta, dell'energia un business, ai danni dei cittadini e dello Stato stesso.


Come ogni prodotto anche questo viene offerto con le normali regole del libero mercato.

Se non esistono prezzi imposti neppure per i generi di prima necessità non si capisce come si potrebbe “ calmierare “ un prodotto che andrebbe realizzato in tanti modi diversi con componenti diversi in situazioni diverse.

Così come esistono automobili oppure vestiti, computer telefonini diversi anche gli impianti fotovoltaici sono prodotti da ditte diverse e venduti/installati da ditte diverse.

E' vero però che in questo momento di boom e di confusione molti si improvvisano e sicuramente ci sono casi come quello descritto in cui viene venduto cattiva qualità a prezzi alti ma questo è nel richio normale del mercato.



Per quanto possa essere giusta e solida la motivazione di fondo della norma, il modo in cui viene applicata è sbagliato, è poco trasparente e potrebbe rivelarsi una vera e propria truffa, per far girare la macchina bancaria e delle multilevel. Poteva essere elaborato un qualsiasi altro sistema, come un diretto coinvolgimento dell'Enel, che avrebbe beneficiato degli incentivi oppure avrebbe messo nel conto di ammortamento il risparmio delle bollette, senza richiedere così l'intervento di una banca.


La tipologia, la dimensione la posizione di installazione ( e quindi il tipo di incentivo ricevuto ) sono libere scelte che ogniuno deve fare liberamente.

Mettendo in mano ad un monopolista si avrebbe un solo tipo di pannelli, un unico tipo di installazzione e costrizioni simili.


Lasciando invece alla fantasia dei costruttori, progettistie acquirenti il mercato decide autonomamente selezionando per sua natuura i prodotti migliori anche se ovviamente si crea lo spazio per i disonesti e gli incompetenti che sono sempre esistiti nel mercato.


La proposta quindi sarebbe MEGLIO UN UNICO INSTALLATORE MONOPOLISTA invece che tanti piccoli liberi professionisti?



D'altronde se il sistema era davvero conveniente, funzionale ed efficiente, avrebbe avuto una pubblicità su larga scala, e avrebbe preso piede tra la popolazione in poco tempo. Invece sono anni che non si muove nulla, e in questi ultimi mesi l'unica cosa che sono riusciti a muovere sono stati - come sempre d'altronde - i mutui, i debiti, i finanziamenti. Allora ci chiediamo perché l'Enel non comincia già da domani a fornire ad ogni famiglia un impianto fotovoltaico, acquistando dai cittadini l'energia, investendo così della "produzione diffusa" e non in quella concentrata in obsolete centrali termoelettriche.


La stessa domanda la potresti fare in Germania , Spagna Grecia Giappone e California.......forse perchè ogni cittadino decide da solo dove, come e quando mettere un'oggetto sul suo tetto prendendosi in capo oneri ed onori nel farlo, senza affittare la cosa ad un prezzo standar decisoda chisà chi ad un monopolista antipatico.

In Francia per esempio lo stato non sgancia incentivi e nessuno monta i pannelli perchè prreferiscono il nucleare......


Molto spesso abbiamo risposto a questa domanda dicendo che "vi sono grandi interessi delle lobbies petrolifere" che impedisce il diffondersi di tecnologie differenti. La triste realtà tuttavia fa capire che questo è un grande alibi, che il problema di base siamo noi stessi, i nostri governi, le nostre imprese, che complicano una cosa così semplice solo per speculare, per lucrare sulla speranza dei cittadini di uscire dall'incubo del petrolio e del gas. I mutui, le multilevel : non sono questi i mezzi che porteranno i popoli ad ottenere energia libera, perché sono strumenti di potere.


La catena commerciale è inevitabilmente utile.

Anche io vorrei sempre comperare con meno passaggi possibili, esistono infatti dei gruppi di acquisto, Jacopo Fò per esempio ne ha costituito uno si tratta di coordinarsi e capire se quella è la scelta giusta.

Rimane il problema che la serietà degli installatori non è un parametro calcolabile come la corrente che esce da un pannello.


Anche quando si compera una casa ci si trova in problematiche simili......progetti, materiali, banche assicurazioni.......cambia forse qualcosa ? Almeno in questo caso arrivano contributi garantiti dallo Stato per 20 anni http://www.finanze.it/export/download/altri/dec19207.pdf

che si possono rigirare alla banca a fronte dei soldi che ci presta.

Secondo una mia verifica le banche considerano questo investimento talmente sicuro ( quando ricevono la cessione del credito con atto notarile e quindi riscuotono l'incentivo al posto nostro ) che applicano i tassi più bassi del mercato http://www.quotidianocasa.it/2007/11/16/3936/fotovoltaico-te-lo-do-io-il-finanziamento-a-tasso-zero.html alcune banche come le BCC ne hanno fatto una loro campagna pubblicitaria

http://www.inbanca.bcc.it/portal/page?_pageid=1018,2090794&_dad=portal&_schema=PORTAL

( dal mio punto di vista non mi piace perchè il tasso è variabile )


Chi non si fida non farà mai nulla... pensare che lo Stato italiano faccia la fine dell'Argentina che non ha onorato i suoi Buoni del Tesoro non è comunque una bella prospettiva.

Se lo Stato ha accantonato per decenni il 6 % di tutte le bollette Enel per incentivare le rinnovabili e poi non onora un decreto legge pubblicato in una gazzetta ufficiale allora siamo davvero messi malissimo tutti.


Secondo il ragionamento di questo anonimo signore sarebbe stato meglio un intervento modello stato autoritario in cui ci viene imposto di ospitare pannelli di proprietà altrui sui nostri tetti oppure una forma di affitto tetto in cui chi possiede un tetto tutto suo non paga la corrente e chi non cel'ha la paga perchè ENEL non può installargli nulla.

Se una persona che ha una bella casa volesse integrare perfettamente sul suo tetto del silicio amorfo riflettente ( che prende il colore del cielo in ogni stagione ) invece di accogliere dei pannelli appoggiati con delle zanche che hanno un impatto estetico diverso........insomma chi avrebbe il diritto di fare queste scelte? ENEL, Stato o proprietario ?


Per concludere:

Secondo la attuale normativa, alla fine del ventennio di incentivi l'impianto continuerà a produrre almeno per un'altro decennio ad un tasso di produttività di circa l'80% e dovrebbe quindi continuare a scambiare sul posto la corrente a favore del proprietario per tutto il tempo che vuole.

Nel caso che i pannelli fossero dell ENEL cosa succederebe ? Li riprenderebbe? Li regalerebbe al proprietario?


Attualmente, non ci sono obblighi di stipulare mutui con le banche.

Se qualcuno si trova un 20/30 mila euro da investire, potrebbe effettivamente riprenderseli in meno di dieci anni e trovarsi dopo i restanti anni di incentivo come meritato vitalizio senza regalarlo come interessi ad un istituto bancario.

http://www.italiajapan.com/pergolato/economiadellecologia.jpg


Stesso dicasi sull'ipotesi di assicurazione che è obbligatoria contraendo il mutuo soltanto.

A onor di vero però ho notato anche io che ci sono delle aziende che speculano tantissimo su queste installazioni sparando cifre e previsioni del tutto inverosimili come per esempio questa ditta

http://www.italiajapan.com/pergolato/pubblicita/helios.jpg


che di fatto si inventa dei numeri che contrastano con i dati ufficili riportati qui;


http://www.italiajapan.com/pergolato/pubblicita/dimensionamento.jpg


di cui questa è la copertina http://www.italiajapan.com/pergolato/pubblicita/milano.jpg






SUL SITO DEL GSE NUOVA SEZIONE DEDICATA ALLA CESSIONE DEL CREDITO




Al fine di facilitare il finanziamento degli impianti fotovoltaici è prevista la cessione dei crediti derivanti dal riconoscimento delle tariffe incentivanti. Il Gestore dei Servizi Elettrici (GSE), al fine di venire incontro alle richieste di molteplici istituti finanziari e offrire una panoramica degli aspetti principali su tale argomento ha messo a disposizione una sezione del proprio portale dedicata esclusivamente a questo argomento.


In particolare, alla pagina http://www.grtn.it/ita/fotovoltaico/Fotovoltaico.asp sono descritte:

le modalità e i documenti necessari per la cessione dei crediti;

le modalità e i documenti per la stipula dell'accordo;

l'elenco degli istituti finanziari che hanno sottoscritto l'accordo quadro alla data del 31 gennaio 2008.

Come indicato sul portale del GSE, la cessione dei crediti è ammessa esclusivamente per la totalità degli stessi, a favore di un unico cessionario e sino ad eventuale revoca espressa. L'atto di cessione dei crediti, che va sottoscritto sia dal cedente che dal cessionario, deve:

essere stipulato, a valle della sottoscrizione della prevista Convenzione, per atto pubblico o scrittura privata autenticata da notaio, ai sensi dell'art. 69 del Regio Decreto del 18 novembre 1923, n. 2440;

riportare il numero della Convenzione e la relativa data di sottoscrizione;

dare evidenza, nei casi in cui il soggetto responsabile sia una persona giuridica, dei poteri di rappresentanza del sottoscrittore cedente attestati da idonea certificazione notarile o idoneo documento della Cancelleria Commerciale del Tribunale o della C.C.I.A.A., con data emissione non anteriore a 90 giorni;

essere notificato al GSE a cura dell'Ufficiale Giudiziario, ovvero, nel caso di cessioni dei crediti disposte in favore di istituti finanziari sottoscrittori dell'Accordo Quadro, mediante l'invio di lettera raccomandata A. R. (vedi "Accordo Quadro").

Le tariffe incentivanti vengono riconosciute al soggetto cessionario fino alla revoca del contratto, da comunicarsi con lettera.



Cessione pro-soluto e pro-solvendo: differenze Cessione pro-soluto e pro-solvendo: differenze Il Codice Civile disciplina lo strumento della cessione del credito negli artt. 1260-1267: esso consiste nella cessione di un credito da parte del creditore titolare del diritto ad un cessionario che acquisisce il diritto al credito, normalmente ad un prezzo inferiore al suo valore nominale. Il codice civile sancisce inoltre che che il cedente debba garantire, solitamente, la sola sussistenza e validità del credito (c.d. nomen verum) al momento in cui se ne verifica la cessione (cessio pro soluto). In deroga a tale limitazione della responsabilità, però, l'art. 1267 prevede la possibilità, per il cedente, dell'assunzione della garanzia per la solvenza del debitore (cessio pro solvendo). Il credito si intende ceduto all'atto del perfezionamento del contratto, realizzato per effetto del consenso delle parti. La differenza tra cessione pro soluto e cessione pro solvendo risiede, quindi, nel fatto che nella prima il cedente è tenuto a garantire soltanto l'esistenza del credito ceduto e non anche la solvibilità del debitore ceduto, come avviene nella seconda, con la conseguenza che il cedente stesso resta liberato da ogni obbligo di pagare, in tutto o in parte, il debito nel caso non vi abbia provveduto il debitore ceduto. Nella pratica commerciale, la cessione del credito pro soluto avviene, solitamente, per un importo che è considerevolmente inferiore a quello nominale del credito stesso e ciò per due ordini di motivi: il primo è quello che il cedente si assicura, in tal modo, la disponibilità immediata di liquidità e tale "utilità" viene tenuta in considerazione nella fissazione del prezzo dei crediti ceduti, il secondo che le parti contraenti tengono conto, nella fissazione del prezzo, delle effettive possibilità di recupero del credito. La cessione di perfeziona quando il cessionario invia la lettera - contratto di accettazione. La data dell'invio determina l'esercizio nel quale il cliente contabilizza la perdita. Dopo aver ricevuto tale comunicazione, il cedente: - emetterà nota di debito per il corrispettivo pattuito "fuori campo iva" ( art. 2 3^ comma DPR 633 26.10.72 e succ. mod. ed integrazioni); - Invierà ad ogni singolo debitore (anche se presumibilmente irreperibile) lettera di notifica dell'avvenuta cessione del credito mediante Raccomandata Ar a corpo per avere la data certa; - Invierà al cessionario tutta la docuemntazione attestante l'esistenza dei crediti e più precisamente: copia delle fatture di vendita + originali dei titoli insoluti + copia delle lettere formulate.